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Colpa e vergogna

Introduzione

In questo spunto di riflessione vorremmo continuare il percorso iniziato con i recenti due articoli dedicati al perdono (prima parte e seconda parte), condividendo una riflessione che ha fatto parte del laboratorio dedicato al tema del perdonare noi stessi, durante il recente ritiro dedicato al tema del perdono.

Sono tante le emozioni che emergono quando riconosciamo che stiamo facendo del male a noi stessi o a un’altra persona. Vorremmo spendere qualche parola in particolar modo sul senso di colpa e sulla vergogna, sentimenti molto diffusi tra tutti noi. Brené Brown, una delle principali ricercatrici sulla vergogna, ne dà una definizione utile e operativa: definisce la colpa come la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato e la vergogna come la sensazione di essere sbagliati.

Colpa

In tal senso la colpa è associata al fare. Ci sentiamo tutti in colpa quando facciamo qualcosa che sentiamo non essere allineato ai nostri valori e aspirazioni, ad esempio ci arrabbiamo con un collega, o urliamo ai nostri figli, o siamo scortesi con uno sconosciuto per strada. Quella sensazione ci segnala che non siamo contenti di come ci siamo comportati.

E qui viene un aspetto inaspettato e interessante…  Il senso di colpa può essere qualcosa di positivo, può aiutarci a rimanere in carreggiata, perché riguarda il nostro comportamento. Si verifica quando paragoniamo qualcosa che abbiamo fatto – o non siamo riusciti a fare – con i nostri valori personali. Il disagio che ne deriva spesso ci motiva a compiere reali cambiamenti, a riparare torti che abbiamo fatto e a riflettere su noi stessi. A patto naturalmente di non rimanere bloccati e paralizzati dal senso di colpa! È così che sappiamo di dover fare qualcosa per rimediare a ciò che abbiamo fatto e riconciliarci con noi stessi e/o con gli altri.

Dal momento che il senso di colpa proviene da cose specifiche che abbiamo fatto od omesso di fare, può essere superato solo attraverso un’azione, attraverso il fare. Se non siamo in grado di perdonare noi stessi perché ci sentiamo in colpa, allora la soluzione è capire cosa possiamo fare per rimediare a quanto è accaduto:

  • Quando vogliamo riconciliarci con noi stessi, possiamo chiederci in che modo possiamo allineare sempre più la nostra vita con ciò che sentiamo ha valore per noi. Possiamo chiarire quali sono i nostri valori, esprimere i propositi che ne conseguono e poi seguirli.
  • Nel caso in cui è coinvolta anche un’altra persona potremo scusarci per il nostro comportamento e aderire a un’eventuale richiesta dell’altro come aiuto alla riconciliazione. Ad esempio, se siamo stati infedeli al nostro partner, potrebbe trattarsi di acconsentire a intraprendere una psicoterapia di coppia. La persona ferita ha bisogno di rassicurarsi per quanto possibile sul fatto che non sarà ferita di nuovo e il bisogno che discende da questo è del tutto personale.

Sul tema di come rimediare a quanto è accaduto, un insegnamento molto forte e toccante è quello che Thich Nhat Hanh ha offerto a un soldato statunitense che nella guerra del Vietnam aveva ucciso cinque bambini.

Vergogna

Al contrario della colpa, la vergogna è associata all’essere, connessa all’idea che siamo noi nel nostro insieme a essere sbagliati. Sentiamo, nel nostro cuore, che a causa di ciò che abbiamo fatto non siamo degni del perdono da parte degli altri o di noi stessi, che non siamo degni di amore e appartenenza.

A ben vedere, questa distinzione tra colpa e vergogna va a braccetto con l’invito a condannare l’atto che viene compiuto (il fare) e non la persona che lo ha compiuto (l’essere), non identificando la persona con quell’atto.

A volte può capitarci di percepire come senso di colpa quello che in realtà è vergogna, qualcosa di più profondo. Scoprirlo può essere doloroso, ma è l’unico modo di avviare un processo di guarigione. Possiamo ad esempio percepire come senso di colpa ciò che proviamo ogni volta che insistentemente emerge in noi una certa emozione, ad esempio la rabbia, mentre in realtà ciò che profondamente proviamo al manifestarsi di quella emozione è vergogna.

La vergogna è spesso un’emozione nascosta e paralizzante, che quando non viene espressa può portare all’isolamento, alla depressione, a dipendenze o peggio.

Non sentendoci degni, ci viene voglia di nasconderci. Proprio per questo motivo, il modo migliore di ridurre il potere che la vergogna ha su di noi è metterci in connessione con gli altri e darle una voce, parlarne: la vergogna si nasconde mentre la verità non lo fa. Raccontando a qualcuno come ci sentiamo, portiamo la vergogna alla luce e ne diminuiamo il potere, rafforzando allo stesso tempo il nostro senso di autostima e di valore.

Può anche trattarsi di un gruppo di persone che condividono le nostre stesse esperienze e le nostre stesse emozioni. Questo è il motivo per cui gruppi di auto-aiuto, come quello degli alcolisti anonimi, hanno così tanto successo: le persone sono in grado di incontrarsi e identificarsi in un luogo e in gruppo dove si sentono di appartenere, indipendentemente da chi sono e da quello che hanno fatto.

Quando condividiamo la nostra esperienza con gli altri, creiamo un nuovo significato a un passato doloroso, una nuova storia di noi stessi. Aumenta la compassione per noi stessi e diventa più facile perdonarci.

Grazie di averci letto fin qui! Se queste riflessioni hanno sollevato in voi dubbi, domande e magari anche l’interesse ad approfondire ulteriormente questo tema, fatecelo sapere commentando questo spunto di riflessione o scrivendoci a info@laviadellatrasformazione.it, e saremo lieti di condividere con voi altre riflessioni su questo argomento così importante.

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“Il paradosso curioso è che possiamo davvero cambiare solo quando ci accogliamo per ciò che siamo”. Quando smettiamo di fare resistenza, di lottare contro ciò che siamo, qualcosa dentro di noi si rilassa. Resistere a ciò che siamo, a ciò che accade, alla vita, non fa altro che rafforzare ciò a cui resistiamo.

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