«Pratica l’osservazione profonda tutto il giorno, mentre mediti seduto o camminando, al lavoro e a casa. Scoprirai così la vera natura dei cinque aggregati: forma, sensazioni, percezioni, formazioni mentali e coscienza. Vedrai le condizioni che ti hanno reso quello che sei; questo ti renderà facile accogliere te stesso, la tua sofferenza e la tua felicità allo stesso tempo. Amare è innanzitutto accettarsi così come si è in realtà. "Conoscere se stessi" è la principale pratica d’amore. ("Insegnamenti sull'amore", Neri Pozza 1999 - pag. 33)
Pur avendone grande rispetto e considerazione, non siamo molto esperti degli aspetti teorici della pratica: desideriamo ugualmente provare a dare una risposta a questa domanda, che ci viene spesso rivolta, condividendo la nostra comprensione in merito. Cercheremo di farlo in modo molto elementare e schematico, sulla base di ciò che abbiamo imparato dai Maestri che ci hanno offerto la propria guida, e da ciò che abbiamo poi sperimentato.
Cosa sono le sensazioni?
In ambito scientifico occidentale, semplificando le cose, con sensazione si intende l’esperienza soggettiva associata a uno stimolo fisico e implica la registrazione e la codifica dell’informazione contenuta nello stimolo da parte degli organi di senso.
In questa descrizione, la sensazione deriva quindi da ciò che i nostri organi di senso rilevano e poi traducono in stimoli fisiologici, inviati al cervello come segnali elettrici. Si tratta quindi di un processo elementare, che non può essere ulteriormente scomposto.
Questa descrizione delle sensazioni non traduce però in modo corretto il corrispondente termine sanscrito “vedana”, nel quale è contenuta anche l’idea che noi in qualche modo reagiamo al contatto iniziale con l’oggetto dei sensi.
In questa diversa prospettiva, con sensazione si intende il basilare ed esistenziale sentire del nostro organismo che, come conseguenza di un contatto con un oggetto dei sensi, può “colorarsi” in tre modi diversi:
- Neutro: “Ciò con cui sono entrato in contatto non ha alcun effetto su di me”.
- Piacevole: “Ciò con cui sono entrato in contatto mi fa bene”, nel qual caso il nostro organismo tende a muoversi VERSO quella cosa.
- Spiacevole: “Ciò con cui sono entrato in contatto non mi fa bene”, nel qual caso il nostro organismo tende a ritrarsi DA quella cosa.
Questo colorarsi del sentire ha portato in tempi recenti a rinominare in ambito spirituale le sensazioni come “tonalità del sentire” (in inglese “feeling tones”), distinguendo quindi tra tonalità del sentire piacevole, spiacevole e neutra.
Come nascono le sensazioni?
Semplificando molto le cose, la vita consiste di una serie continua di reazioni del nostro organismo al contatto con ciò che è fuori e dentro di noi.
All’inizio c’è un contatto, ad esempio vediamo qualcosa, il che significa che nel caso della vista, si riuniscono tre elementi:
- Qualcosa da vedere (oggetto dei sensi).
- Gli occhi che possono vederlo (organo di senso).
- Una relativa coscienza visiva che emerge dal contatto tra oggetto e organo di senso.
A causa di questo contatto qualcosa in noi comincia a muoversi, dapprima come una sensazione corporea, anche molto piccola e sottile; nasce un orientamento dell’organismo. Questo è ciò che si intende per sensazione nel senso di vedana: a partire da quel contatto, il sistema tende a muoversi verso quell’oggetto, ad allontanarsi da esso o a non fare nulla.
Affinché questo avvenga, tra il contatto e le sensazioni c’è necessariamente qualcosa (di cui in genere non siamo consapevoli) che orienta la nostra reazione, come ad esempio:
- i nostri istinti biologici: “programmi” che per così dire valutano il contatto. Ci dicono a un livello molto semplice, esistenziale: “Non è pericoloso” (piacevole), “È pericoloso” (spiacevole), “Non c’è bisogno di reagire” (neutro);
- condizionamenti: i nostri giudizi, abitudini, influssi culturali, esperienze personali e così via.
Dalla sensazione nasce poi qualcosa che ci muove verso un’azione, l’orientamento interno della sensazione riceve cioè una direzione.
Sensazione è dunque sinonimo di percezione?
Spesso capita di confondere il concetto di percezione con quello di sensazione, usando indistintamente i due termini, che però individuano due momenti diversi e successivi di un unico processo. Questo passaggio dalla sensazione alla percezione è molto sfumato, tanto che ai nostri giorni queste due fasi vengono da alcuni considerate come un unico processo, la senso-percezione.
La percezione è un processo più complesso della sensazione, in quanto attribuisce significato a quei dati segnali elettrici e a quella prima inclinazione di base del sistema (piacevole, spiacevole, neutra), identificandoli e classificandoli sulla base delle esperienze pregresse custodite nel cervello. Si tratta della capacità di recepire, elaborare e interpretare l’informazione contenuta nello stimolo, estraendone rappresentazioni organizzate, significative e utili. In breve, le percezioni sono le etichette che mettiamo sulle cose.
A seconda del tipo di esperienza avuta – piacevole, spiacevole o né piacevole né spiacevole – la mente inizia a indirizzarsi in modo più organizzato verso un certo tipo di risposta. Incomincia cioè a discriminare l’esperienza in base alla valutazione che ne dà.
Se l’esperienza è stata piacevole, la mente si inclinerà verso il desiderio di possedere quell’“oggetto”, se è stata spiacevole verso il desiderio di liberarsene, se è neutra verso una sorta di indifferenza.
Questa inclinazione è ciò che viene in genere definito percezione: la discriminazione tra i diversi tipi di esperienza che indirizza la mente in uno stato di desiderio, repulsione o indifferenza. É una sorta di spartiacque, che dirige la mente verso, ad esempio, uno stato di gioia (o comunque “positivo”) o di tristezza (o comunque “negativo”).
Conclusioni
Occorre una chiara consapevolezza per interrompere in questo punto la sequenza messa in moto dal contatto, evitando che una sensazione inneschi la discriminazione della percezione, le conseguenti emozioni e la sofferenza che può scaturirne.
Immaginiamo un iceberg che galleggia nell’acqua: come sappiamo, al disopra della superficie possiamo vedere soltanto una piccola parte dell’iceberg, mentre la sua quasi totalità è sommersa. Questa piccola parte emersa è però molto importante, perché ci dice: “Attenzione, qui c’è un iceberg!”.
Le nostre sensazioni e conseguenti percezioni sono come la punta dell’iceberg. Quando percepiamo che “sopra” nasce un certo tipo di sensazione, vuol dire che “sotto” molte cose sono già accadute. È quindi molto importante avere quanta più possibile consapevolezza delle sensazioni e percezioni – la punta dell’iceberg – per poter accedere alle nostre parti “sommerse” – il resto dell’iceberg.
Spesso infatti riconosciamo troppo tardi ciò che è avvenuto in noi e abbiamo quindi l’impressione di essere guidati da qualcosa di sconosciuto. Grazie alla pratica della consapevolezza questa nostra parte diventa ai nostri occhi sempre più visibile e chiara, e riusciamo allora a non reagire a ciò che percepiamo.
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