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Ascoltare in consapevolezza

Un ultimo suggerimento in relazione alla consapevolezza del corpo e della postura: provare a “esportare” questa pratica ai momenti di conversazione con un parente, un amico, un collega o anche uno sconosciuto. Questo può significare una chiacchierata in presenza, ma anche una videochiamata, una telefonata o anche soltanto un momento in cui rispondiamo a una e-mail.

La consapevolezza del corpo può in linea di principio rimanere presente sullo sfondo di qualsiasi attività, inclusa anche la discussione più accesa. Tuttavia, è bene iniziare per gradi, da situazioni meno impegnative, che possiamo prendere come un banco di prova, un allenamento. Una volta poi che ci sentiamo stabili in questa pratica, possiamo estendere questa intenzione anche a situazioni più impegnative.

Non solo. Per iniziare, possiamo portare l’attenzione al corpo nei momenti in cui ci limitiamo ad ascoltare o a leggere le altrui parole, essendo in genere più impegnativo il momento in cui siamo noi a parlare o scrivere. Ascoltare o leggere sono di per sé attività più passive e sarà quindi più facile viverle con un atteggiamento ricettivo, senza interferire.

Possiamo vivere questa esperienza con curiosità e leggerezza. Nel radicarci nella consapevolezza del corpo, possiamo farci accompagnare da un respiro lento, leggero e regolare. Possiamo così ascoltare le parole di chi ci parla come fossero una musica, senza farci trasportare via. Semplicemente, ascoltiamo mantenendo la consapevolezza del corpo e del respiro.

Mentre ascoltiamo in questo modo, possiamo percepire se nel corpo si creano tensioni. La fronte è leggermente tesa, le ciglia aggrottate? La mandibola è un po’ contratta? Le spalle o la pancia sono rilassate? Quando il corpo si irrigidisce, questo aumenta il senso di separazione dagli altri, i confini tra noi e il mondo sembrano più solidi e reali. Il nostro senso di sé è molto legato alla tensione.

In ogni caso, qualunque tensione dovesse manifestarsi nel corpo, è del tutto naturale, magari è qualcosa che ci portiamo dietro da tempo. Ora abbiamo l’occasione di notarla e, con un sorriso, tornare a rilassare il corpo, creando in noi un senso crescente di agio, spaziosità, apertura e ricettività. Quando lasciamo che il corpo si rilassi e si ammorbidisca, immediatamente anche quel senso di confine si ammorbidisce, e ci sentiamo sempre più uniti a tutto ciò che ci circonda.

Ascoltando in questo modo, presenti al corpo e al respiro, sempre più rilassati e aperti, potremo essere consapevoli  di ciò che gli altri dicono e dell’effetto che quelle parole hanno su di noi. Potremo distinguere sempre meglio ciò che ci viene detto dal modo in cui coloriamo ciò che ascoltiamo con i nostri pregiudizi, i commenti e i giudizi. Potremo magari percepire anche quella reazione che ci spingerebbe a interrompere l’altro e a dire la nostra. E semplicemente restare in ascolto di noi stessi e dell’altro, senza fare nulla.

E anche se dovessimo in qualche modo reagire alle parole che ascoltiamo o se dovessimo distrarci, va bene lo stesso! Reagire e distrarsi fa parte della natura stessa della mente, non serve criticarci per questo. Ogni singolo passo fatto nell’altra direzione potrà lentamente  indebolire questa tendenza e portare sempre più serenità e connessione nelle nostre relazioni.

Buona pratica!

 

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“Il paradosso curioso è che possiamo davvero cambiare solo quando ci accogliamo per ciò che siamo”. Quando smettiamo di fare resistenza, di lottare contro ciò che siamo, qualcosa dentro di noi si rilassa. Resistere a ciò che siamo, a ciò che accade, alla vita, non fa altro che rafforzare ciò a cui resistiamo.

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