“Nella tua indagine del mondo, non lasciare mai che la mente abbandoni il corpo”
(Ajahn Mun, Maestro di meditazione thailandese)
In questa prima fase del percorso, prima di addentrarci nella consapevolezza delle sensazioni e delle emozioni, stiamo portando l’attenzione all’essere consapevoli del corpo in modo da osservare come la posizione del corpo influenzi il nostro stato mentale.
Anzitutto, una premessa. Dagli insegnamenti di Thich Nhat Hanh, sappiamo che la consapevolezza è una qualità che va coltivata. Vorremmo fin da subito sottolineare che il modo in cui ci viene suggerito di coltivare la consapevolezza non richiede uno sforzo, una iper-attenzione. Si tratta piuttosto di sviluppare gradualmente una aperta ricettività, una morbida vigilanza, unita a una chiara comprensione, verso tutto ciò che accade in noi e intorno a noi. Una volta raccolta la mente sul corpo, sul respiro, sui passi, l’intenzione è di dimorare in una consapevolezza aperta, ricettiva, capace di essere serenamente in contatto con ogni cosa.
Questo essere pienamente nel momento presente con una mente aperta richiede una qualche forma di àncora, a cui tornare ogni volta che l’attenzione inizia a seguire un qualche pensiero o fantasia. La consapevolezza del corpo nel suo insieme ci offre questo tipo di àncora, sostiene la continuità della consapevolezza senza perdere le qualità di apertura mentale e ricettività.
In particolare, in questa fase del percorso possiamo portare l’attenzione alle posizioni che assume il corpo – seduto, in piedi, sdraiato, camminando. Riconoscere che il corpo è in una di queste quattro posture si fonda su quella che viene chiamata “propriocezione”, e cioè la capacità di percepire la posizione del corpo e i suoi movimenti, anche fossimo a occhi chiusi.
In questi giorni, ogni tanto possiamo portare con gentilezza l’attenzione alla posizione in cui è il corpo, farne esperienza. Non si tratta di “afferrare” mentalmente con forza il corpo, ma piuttosto di riposare alla presenza di tutto il corpo. Se ci aiuta, possiamo dirci: “Qui c’è il corpo”, in modo che la presenza al corpo ci radichi nel qui e ora.
Il corpo è un grande aiuto, il corpo è sempre nel momento presente! Grazie a questa consapevolezza “incarnata” possiamo trasformare ogni situazione della vita quotidiana in un’opportunità di pratica: bloccati nel traffico, seduti in una sala d’attesa, in piedi in una lunga coda al supermercato, qualsiasi contesto quotidiano può essere trasformato in un’occasione per sperimentare questa presenza aperta, delicata e gentile al corpo. Possiamo iniziare portando l’attenzione a una parte del corpo che percepiamo in modo più evidente, per poi lasciare che si espanda fino a includere l’intero corpo, e dimorare in questa presenza incarnata.
